Diario di caccia in Slovenia - parte 2

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


L'emozione maggiore l'ebbe una mia giovane bassotta a pelo duro "Abracadabra del Bosco Magico", che io chiamo Zampa, quando l'andai a prendere in auto per portarla sul capo ancora caldo... Per i cani giovani è importante , anzi molto importante vedere, annusare e magari dare anche un paio di morsi ad un capo appena abbattuto , anche se il massimo serebbe potergliene "sparare" uno davanti mentre lo sta "abbaiando a fermo"...
Zampa dopo il primo momento di cautela si esaltò, abbaiò , corse prima da me poi dal capo al quale magari dava una musata per poi abbaiare nuovamente. Ecco, l'emozione l'ho provata nel vedere l'eccitazione di Zampa, lei era proprio fiera di me !!!
La mattina seguente, quando tutti si aspettavano di trovarmi assonnata li stupii con la mia tremenda abitudine di essere in piedi alle cinque, e fu a quell'ora che mi venne comunicato che avevamo a disposizione un unico accompagnatore quella mattina, essendo due gruppi Franco ed io fummo unicamente accompagnati nei pressi di un'altana.
Purtroppo non mi bastò essere ben sveglia per capire che saremmo dovuti salire immediatamente sull'altana, senza il tempo per tornare all'auto ad infilarmi gli scarponi, prendere i guanti .. e di questa esperienza farò tesoro per il resto della vita : quando si va a caccia dall'altana bisogna portarsi uno zaino con tutto ciò di cui si potrebbe avere bisogno, macchina fotografica, grappa e caffè caldo compresi !
Nonostante il freddo le prime luci del giorno ci fecero apprezzare uno scenario da favola, la nostra altana era parte di una quercia secolare, alle nostre spalle scorreva un torrentello al di là del quale un campo di barbabietole ed uno di pascolo confinavano con un boschetto, e dinnanzi a noi una radura precedeva un bosco di giovani quercie le cui foglie cadute formavano un tappeto lievemente sonoro, sottolineando i giochi dei giovani caprioli.
Salti, corse, zuffe ed il freddo esaltarono ciò che solo i veri cacciatori sanno apprezzare : la natura .
Natura a me avversa quella fredda mattina, poichè le "danze" dei caprioli oltre a disturbare l'arrivo dei cervi, non mi permisero un "tiro sicuro" .... Non sparammo, ma ci portammo via dei bellissimi ricordi. Devo sottolineare come un'abbondante colazione possa " rimettere al mondo" dopo un tale freddo, nella seconda parte della mattinata mi misi a disposizione per una verifica di tiro e l'eventuale recupero di un cinghiale ferito la sera precedente, Stefano ci accompagnò da Stanco ( non è un errore, è un nome duffuso in Slovenia ), nella parte di riserva in cui si va a cacciare il cinghiale, la zona si trovava a mezz'ora d'auto su asfalto (da ciò potete farvi un'idea circa le dimensioni della Riserva), abbandonato l'asfalto percorremmo cica dieci minuti di carraia per giungere non il punto in cui avremmo dovuto fare la verifica ma, in un "attraversmento sullo sterrato " compiuto dal cinghiale.
Avevo preso Zampa, dato che di tracce ne aveva fatte parecchie, prevalentemente in montagna, quindi la ritenni la più allenata, le tracce ematiche erano pressochè inesistenti e senti, senti, avevano anche già tentato il recupero con la loro annoveriana, senza risultato. Erano certi che fosse passato di la,nello sterrato che divideva i due boschi, e che fosse stato ferito all'addome. Zampa ed io non eravamo sole ,c'era anche Franco, e quindi avevo l'ausilio di "occhi" più esperti dei miei, sebbene io sia conduttore abilitato, ed abbia fatto diversi recuperi su cinghiali e caprioli, i suoi sono forse fra i più esperti in Italia, ed anche lui confermò i miei sospetti, ovvero che il cinghiale non fosse " spanciato " dato che, sebbene avessimo percorso almeno cento metri, con la cagna sicura sulla traccia, di sngue non ne avessimo ancora visto, Stanco continuava a dire che la direzione era senz'alto quella, e Zampa ad un certo punto (dopo circa 500 metri di traccia) vedendosi partire davanti un capriolo iniziò a seguire quell' emanazione, con un'eccitazione amplificata dalla conoscenza fatta con quel selvatico la sera precedente.
Cercai di calmare Zampa, ma, non fu più in grado giunti su quell'emanazione, di frenare la sua giovanile irruenza, intanto sopraggiunse il loro conduttore che con un gran vocione conduceva la sua ausiliare, anch'essa più che svogliata, nonostante la pressione e l'incitamento del suo conduttore la cagna non ne voleva proprio sapere.
Mentre " Gli uomini " erano presi dalle loro disquisizioni sull'arte del recupero dell'ungulato ferito e quali siano in realtà le razze da prediligere, io feci scendere dall'auto la "Canicchia"( Durlindana di Eman ) la mia bassottina nana a pelo duro di tre chili e mezzo, le misi il " flexy" per farle fare due passi nel bosco, ovviamente pensavo alla traccia, al sangue che non c'era, al contenuto dello stomaco (che presumibilmente il cinghiale avrebbe dovuto perdere se colpito all'addome), anchesse mancanti , alla "figura" di non essere riuscita ne a dimostrare la mia teoria per cui il cinghiale doveva invece essere stato colpito nella parte anteriore del corpo, ne a concludere il recupero....
La "Canicchia" usufruito di tutto il filo a disposizione iniziò a tirare forsennatamente, la seguii per capire cosa l' attraesse tanto, e non riuscii a credere ad i miei occhi quando capii che si trattava della traccia del cinghiale ferito, la quale giunta al punto in cui i cani prendevano l'emanazione del capriolo vivo virava dolcemente a destra , per condurmi nel punto in cui.... presumibilmente il cinghiale sfregò a terra il grifo per asportarsi dei filamenti cartilaginei posti sotto il muso uniti ad un esiguo brendello di pelle e pelo.... non osai spostarmi, telefonai a Franco per indicargli la mia direzione invitando lui e gli altri a verificare di persona.
Quando arrivarono restarono un attimo in religioso silenzio, non crebbero ai propri occhi, la mini cagnolina di otto mesi aveva trovato l'unico... l'unico, beh si potrebbe anche impropriamente definire " letto", sebbene il cinghiale vi si sia solo fermato poco tempo e senza neanche accucciarsi. Da quel momento, in cui misi in riga tutti, e quando dico tutti dico proprio tutti dal cacciatore maldestro, all'accompagnatore, passando per il recuperatore locale, posso asserire che fui guardata sotto un' altra luce !
Con me avevo unicamente cani giovani perciò chiesi al figlio di Stefano di accompagnarmi a "fare un giro a lepri", cosa non avrei dato per due lepri da abbattere davanti ai loro occhi... Seppi solo allora che una malattia le aveva decimate, dato che le due giovani "davano gia bene la voce" avrei, come dire completato la loro "conoscenza del selvatico":
La ricerca ci fece camminare per più di tre ore, su e giù per coltivi e sterpaglie ma, neanche una lepre! Trovammo invece un caprioletto morto al massimo la sera prima, sparato dai bracconieri, qualche beccaccia ed un numero imprecisato di fagiani , tanto che alla fine ci risolvemmo a spararne qualcuno per abituare le cucciolone a collegare lo sparo con l'abbattimento di un selvatico.
Qulla sera apprezzai la mia spartana sistemazione più di ogni altro giorno !
La mattina successiva tornammo nell' altana sulla quercia, e quando fui li seppi che avrei certamente sentito la mancanza di quel luogo incantato, in cui il rassicurante suono del ruscello faceva da colonna sonora al miracolo dell'alba, dove ogni affanno della quotidianità scompare dinnanzi ad una tale bellezza, e fu proprio da quell'altana che mi si ripresentò l'occasione di fare un'altro capriolo, il colpo era sicuro,mirai, accarezzai il grilletto e misi a segno un altro centro.
Anche allora nessuna emozione particolare ma, un'idea balenò in me, andare a trascinare qualche decina di metri il capo ancora caldo,simulando una traccia naturale, per condurvi una delle mie bassotte, devo dire che questa " caccia al tesoro"mi emozionò non poco poichè la cucciola si dimostrò interessatissima all'effluvio del sangue, e quando giunta sul capo il suo segnalarlo con un abbaio a morto mi fece venire " la pelle d'oca"! ... Dopodichè afferrato il capriolo per il collo lo trscinò in direzione dell'auto.
Ciò che accadde quel giorno all'imbrunire resterà per sempre impresso nella mia memoria di cacciatrice, fummo accompagnati in un ampia radura di mais tagliato circondata da fitti boschi, ai margini dei quali, perfettamente mimetizzata sorgeva un'altana, la più alta e impervia ch'io abbia mai visto, arroccata su di un imponente pino.
Salii senza manifestare la mia innata paura del vuoto, ed in silenzio ascoltai la natura che mi avvolgeva, non passarono più di dieci minuti quando alle mie spalle sentii dei lievi scricchiolii, dei passi pesanti, non osai respirare aspettando di vedere l' agognato cervo, sopraggiunsero degli scalpiccii lateralmente ad essi, i primi si interruppero per riprendere in direzione opposta alla mia, gli scalpiccii continuarono sempre più vicini per far sbucare proprio sotto l' altana tre giovani caprioli, tutti maschi, di cui uno in pessime condizioni, attendemmo ancora solo pochi istanti quando sulla nostra destra uscì dal bosco un bel maschio adulto di capriolo, anche questo oltre a non essere un cervo era sul limitare del bosco, come se qualcosa lo trattenesse, come se non si sentisse al sicuro....
I tre giovani continuavano a stazionare sotto di noi, ad un tratto altri rumori giunsero dal bosco, un centinaio di metri oltre il maschio adulto due caprioli irruppero lanciandosi in una corsa sfreneta per poi fermarsi in mezzo alla radura, a circa quatrocento metri da noi, la cosa non piacque affatto al maschio adulto che irruppe nel campo cercando di scacciare gli altri due, così cominciò una serie di corse con fughe e salti , ciò li portò ancora più distanti dalla nostra altana.
Il buio incombeva ed i tre giovani sotto di noi decisero di rientrare nel folto del bosco, ci fu un attimo di silenzio in cui tutto attorno a noi sembrò fermarsi,alla nostra sinistra si udirono dei passi avanzare in direzione della radura, sapevo che i cervi escono dopo i caprioli, quasi a notte fatta,solo qualche istante ed ecco i palchi maestosi del cervo , del mio maschio! Come riuscii a vederlo un'automobile (che percorreva una carraia tra i campi) colpì col fascio di luce prodotta dai fari. Il cervo disturbato in un attimo rientrò nel bosco per cedere il passo al buio.
Il mattino seguente partimmo a malincuore, ma con una certezza : tornerò a " fare " quel cervo !
                                                                                         Erminia Mancuso